Il mio lavoro nasce sempre dalla prima sensazione-percezione.
L’istinto trova riscontro immediato nel mio daimon senza una logica tradizionale, ciò che assorbo come materia sensuale nelle tele. La mia ragione è prevalentemente una logica dei solidi. La materia come sensualità dell’essere, La materia come sensazione tattile tridimensionale, l’esplosione del framing, il virtuosismo dei fili(congiungimenti), sensitività poliedrica. Vorrei che l’osservatore toccasse fisicamente le mie tele, là dove la sensazione tattile della materia è maggiore all’eventuale sensazione visiva.
Nella materia vivo il mio daimon, l’istinto primordiale, che mi accompagna e che ho ritrovato in questi anni più complicato, raffinato, meno accondiscendente, estremamente severo, poco incline alle emozioni interne, ma esplosivo nelle sensazioni-percezioni che mi raggiungono dall’esterno. Non so spiegare… quando mi perdo in sofisticherie mentali il mio daimon non le accetta, s’irrigidisce, critica ed il risultato non mi soddisfa… quindi devo seguire il daimon.
Il daimon-istinto determina il mio giudizio estetico. Quante poche emozioni oggi si riescono ad avere, devo entrare nel lurido dell’anima.
Questo sono IO, l’inutilità delle passioni? Una tela deve colpire per le emozioni che dà, positive o negative ma improvvise, quasi che la tuition diventi metodo della intuition. L’occhio percettivo -occhio del cuore -occhio dei genitali Dobbiamo pensare rapporti basati sull’immaginazione:la mia immaginazione s’innamora della fantasia degli altri. Vedere è credere,credere in ciò che si vede. Esse est percipi “Berkeley”

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